La statuaria greca, il periodo ellenistico
Laocoonte: quando il dolore diventa bellezza
08.03.2026
Mendrisio, Biblioteca cantonale LaFilanda
Dal giorno del suo rinvenimento sul colle dell’Esquilino, nel gennaio del 1506, il gruppo
marmoreo del Laocoonte occupa un posto privilegiato nella galleria dei capisaldi dell’arte
ellenistica, trovando riscontro nella testimonianza di Plinio il Vecchio sui tre summi artifices
dell’isola di Rodi (36.37). Tale formidabile icona della sofferenza virile, che soggiogò l’immaginario
dello stesso Michelangelo, ha conosciuto una lunga e talora controversa ricezione
moderna, fatta di discussioni cronologiche e attribuzionistiche, nonché di riflessioni
di natura estetica e morale. Uno dei momenti più interessanti della fortuna del Laocoonte
è sicuramente costituito dal saggio di Gotthold Ephraim Lessing, Laokoon oder über die
Grenzen der Malerei und Poesie (“Laocoonte ovvero dei limiti della pittura e della poesia”,
1766), dove questo capolavoro della scultura antica dà spunto a considerazioni teoriche
tuttora fondamentali, intorno alla rappresentazione dello spazio e del tempo nelle arti figurative
e nella scrittura letteraria.
